Passa ai contenuti principali

Ebola, così il virus si è diffuso in Liberia

Ricostruita la mappa della diffusione del virus in uno dei Paesi più duramente colpiti. Gli esperti dell'OMS discutono sulle prossime possibili pandemie.

con_h_16.14559854
Personale sanitario in una zona della Liberia ad alto rischio di contagio.
Mentre l'Africa occidentale tenta di mettere la parola "fine" sulla più grave epidemia di Ebola di sempre, gli epidemiologi sono ancora al lavoro per capire come la malattia si sia diffusa così a macchia d'olio.

In uno studio pubblicato su Cell Host & Microbe, un gruppo di ricercatori americani ha sfruttato il sequenziamento genomico dell'Ebola Makona, il ceppo guineiano di Zaire ebolavirus all'origine dell'epidemia scoppiata nel 2014, per mappare la progressiva diffusione del virus in Liberia, uno dei paesi più duramente colpiti dal contagio.
L'ORIGINE. L'analisi di 140 campioni del virus raccolti nel paese nell'arco di 11 mesi e di altri 782 campioni provenienti da tutta l'Africa occidentale rivela che, nonostante diversi episodi di introduzione del virus da Paesi confinanti (Guinea e Sierra Leone) nelle prime fasi del contagio, la maggior parte dei casi di Ebola in Liberia dipendono da una singola introduzione del virus avvenuta probabilmente a Monrovia, la capitale, tra maggio e giugno del 2014. 

La mappa della diffusione di Ebola in Liberia: la maggior parte degli eventi di diffusione e diversificazione del virus è avvenuta all'interno del Paese. | LADNER, WILEY, MATE ET AL./CELL HOST & MICROBE 2015

VIRUS PENDOLARE. Dopo quell'episodio, il virus si è rapidamente diffuso e diversificato all'interno dei confini della Liberia, muovendosigrazie ai molteplici fenomeni migratori all'interno del Paese. Questa seconda, potente ondata di contagi ha contribuito a rinfocolare l'infezione anche nella vicina Guinea. Lo studio evidenzia anche che, sorprendentemente, il virus non sembra essersi ulteriormente adattato all'uomo nel corso dell'epidemia (sull'origine della trasmissione del virus all'uomo leggi qui).

RESTARE VIGILI. La Liberia è stata dichiarata libera da Ebola il 3 settembre 2015 (ma proprio in queste ore sono stati documentati nuovi casi che riaprono la questione); la Sierra Leone il 7 novembre, mentre l'ultimo paziente con Ebola in Guinea è risultato due volte negativo al virus il 22 novembre. Ma intanto gli esperti dell'OMS guardano avanti, per capire quali possano essere le nuove minacce epidemiche e come non farsi cogliere impreparati come è avvenuto in Africa occidentale. L'8 e 9 dicembre, esperti di tutto il mondo si sono dati appuntamento a Ginevra, al quartier generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, per discutere su quale sarà la prossima pandemia.

Tra le possibili candidate figurano le infezioni da altri ceppi di Ebola non coperti da vaccini, così come quella da virus Marburg, anch'esso responsabile di febbre emorragica; sindromi respiratorie da coronavirus come la MERS e la SARS; nuovi ceppi di influenza aviaria o suina o malattie zoonotiche come quella da virus Nipah o Hendra, solo recentemente descritte.


Commenti

Post popolari in questo blog

Dengue, aumentano i casi in Italia: da dove arriva e perché sta crescendo il virus delle zanzare

Sono 500 i casi di Dengue confermati nel nostro Paese da gennaio 2024. Il maxi focolaio di Fano con oltre 100 contagi fa temere un'ulteriore diffusione.     Sangue in provetta L'aumento vertiginoso dei casi di  Dengue  – infezione trasmessa dalle zanzare del genere  Aedes , come la zanzara tigre – fa salire l'attenzione su una malattia che l'Oms aveva già inserito tra le  10 minacce per la salute globale  ancor prima dell'ondata epidemica attuale. I timori si alimentano anche in Italia, con il recente focolaio scoppiato a Fano, nelle Marche, che finora registras 102 casi accertati e altri dieci probabili.   Già il 2023 era stato un anno record, con oltre  6 milioni di contagi  e casi autoctoni registrati anche in zone, come l'Europa e l'Italia, in cui la malattia non è normalmente presente (ma è a volte diagnosticata nei viaggiatori provenienti da aree a rischio). Tuttavia, le cifre relative ai primi mesi del 2024 sono state capaci di sb...

Impiantato un cuore artificiale che funziona come i treni a levitazione magnetica maglev

  Un uomo ha vissuto per 8 giorni con un cuore artificiale che pompa sangue sfruttando la levitazione magnetica: è andato tutto bene e presto ripeteremo l'operazione su un altro paziente.     Il cuore artificiale totale (TAH) in titanio prodotto dall’azienda BiVACOR. Lo scorso luglio  è stato trapiantato per la prima volta   un cuore artificiale in titanio che funziona con la stessa tecnologia che fa correre sulle rotaie i  maglev , i treni superveloci a levitazione magnetica . Il TAH (acronimo che viene dall'inglese  total artificial heart ) è stato impiantato in Texas in un paziente statunitense di 58 anni in attesa di un cuore umano, e  l'ha tenuto in vita per otto giorni senza dare alcun effetto collaterale , finché il paziente stesso non è stato sottoposto a trapianto. Cuore sospeso.  Il cuore artificiale, grande quanto un pugno, non è sottoposto ad usura meccanica:  l'unica parte che si muove, infatti, è un piccolo rotore interno c...

Il legame (negativo) tra bevande zuccherate e malattie cardiovascolari

  Bere bevande zuccherate aumenta il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari: meglio concedersi un dolcetto ogni tanto.     Bevande zuccherate? Se ci tieni alla salute del tuo cuore, meglio di no. È meglio bere una bevanda zuccherata o mangiare un dolcetto? Stando a quanto scoperto da uno studio  pubblicato su  Frontiers in Public Health , la seconda. Analizzando l'impatto del consumo di zucchero sul rischio di soffrire di malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno infatti scoperto che  bere bibite zuccherate aumenta il rischio di venire colpiti da ictus, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma . «La cosa più sorprendente è stata scoprire che diverse fonti di zucchero aggiunto hanno un impatto differente sul rischio di malattie cardiovascolari», commenta  Suzanne Janzi , una degli autori, sottolineando l'importanza di considerare non solo  quanto  zucchero consumiamo, ma anche  di che tipo . Lo studio.  ...