Passa ai contenuti principali

2 gradi sono già troppi

COP21: se il cambiameno climatico rende alcune zone invivibili, dove si emigra?

noi-siamo-qui-2
Noi siamo qui...
Qui a Parigi, alla COP21, la conferenza sul clima dell'Onu, la grande sfida è arrivare a un accordo per la riduzione globale delle emissioni di CO2. L'obiettivo: contenere l'aumento della temperatura previsto da qui a fine secolo entro i 2 gradi al massimo (se non si facesse nulla, dicono a Parigi gli scienziati, il termometro salirebbe di 5 gradi).

Ma c'è chi chiede alla comunità internazionale ancora di più. «Se la temperatura crescesse più di 1,5 °C, il sistema corallino è destinato a morire nei Tropici e, soprattutto, le nostre isole a scomparire a causa dell'aumento del livello del mare», afferma Netatua Pelesikoti, direttrice della divisione sul cambiamento climatico della Sprep (Secretariat of the Pacific Regional Environment Programme). Uno dei casi più eclatanti è quello delle nove isole di Tuvalu, che si trovano in mezzo all'Oceano Pacifico (a 1000 km a nord delle Fiji) e sono praticamente appena sopra il livello del mare: il rilievo più "alto" è a 4,5 metri sul livello del mare: qui, dal 1870, il livello del mare è cresciuto quasi di 30 centimetri.

Tuvalu: l'isola principale, Funafuti, non è più larga di 600 metri, da qualunque parte la guardiate. Per alcuni, quest'isola sarà la prima terra a scomparire a causa dell'innalzamento del livello dei mari. | ANDERS BIRCH/LAIF/CONTRASTO

Secondo una ricerca appena presentata alla COP21 dalla United Nations University Institute for Envinronment and Human Security (UNU-EHS) su un campione rappresentativo di abitanti delle Tuvalu e delle Kiribati (altre isole del Pacifico), il 70% sostiene di dover emigrare nei prossimi anni se le condizioni climatiche dovessero peggiorare. Peccato che solo il 25% della popolazione avrebbe i soldi per poterlo fare. Gli altri rimarrebbero intrappolati in un ambiente ostile.

«Questa ricerca mostra, dati alla mano, quello che già sapevamo», commenta Enele Sosene Sopoaga, primo ministro delle Tuvalu. «E cioè che le isole del Pacifico sono quelle che devono affrontare per prime il peso del cambiamento climatico, e per farlo non hanno molte scelte». Koko Warner, uno degli esperti della UNU-EHS, rincara la dose: «Non è un problema esclusivo di quest'area del Pacifico: è una questione globale. Se la gente deve emigrare a causa del cambiamento climatico, dove va? Per quali Stati passerà e quale sarà la destinazione finale? Insomma, tutti i paesi sono in qualche modo coinvolti nella gestione del problema».


Dalla ricerca della UNU-EHS emerge che tra il 2005 e il 2015 è già emigrato il 15% della popolazione delle Tuvalu e le proiezioni dicono che, se non si mette un freno al cambiamento climatico, nel 2055 il 100% della popolazione se ne dovrebbe andare, perché le isole verrebbero in parte sommerse e l'aumento della temperatura renderebbe impossibile sia l'agricoltura - anche per effetto dell'invasione di acqua salata nei campi - sia la pesca, per i danni all'habitat marino.

Commenti

Post popolari in questo blog

Dengue, aumentano i casi in Italia: da dove arriva e perché sta crescendo il virus delle zanzare

Sono 500 i casi di Dengue confermati nel nostro Paese da gennaio 2024. Il maxi focolaio di Fano con oltre 100 contagi fa temere un'ulteriore diffusione.     Sangue in provetta L'aumento vertiginoso dei casi di  Dengue  – infezione trasmessa dalle zanzare del genere  Aedes , come la zanzara tigre – fa salire l'attenzione su una malattia che l'Oms aveva già inserito tra le  10 minacce per la salute globale  ancor prima dell'ondata epidemica attuale. I timori si alimentano anche in Italia, con il recente focolaio scoppiato a Fano, nelle Marche, che finora registras 102 casi accertati e altri dieci probabili.   Già il 2023 era stato un anno record, con oltre  6 milioni di contagi  e casi autoctoni registrati anche in zone, come l'Europa e l'Italia, in cui la malattia non è normalmente presente (ma è a volte diagnosticata nei viaggiatori provenienti da aree a rischio). Tuttavia, le cifre relative ai primi mesi del 2024 sono state capaci di sb...

Impiantato un cuore artificiale che funziona come i treni a levitazione magnetica maglev

  Un uomo ha vissuto per 8 giorni con un cuore artificiale che pompa sangue sfruttando la levitazione magnetica: è andato tutto bene e presto ripeteremo l'operazione su un altro paziente.     Il cuore artificiale totale (TAH) in titanio prodotto dall’azienda BiVACOR. Lo scorso luglio  è stato trapiantato per la prima volta   un cuore artificiale in titanio che funziona con la stessa tecnologia che fa correre sulle rotaie i  maglev , i treni superveloci a levitazione magnetica . Il TAH (acronimo che viene dall'inglese  total artificial heart ) è stato impiantato in Texas in un paziente statunitense di 58 anni in attesa di un cuore umano, e  l'ha tenuto in vita per otto giorni senza dare alcun effetto collaterale , finché il paziente stesso non è stato sottoposto a trapianto. Cuore sospeso.  Il cuore artificiale, grande quanto un pugno, non è sottoposto ad usura meccanica:  l'unica parte che si muove, infatti, è un piccolo rotore interno c...

Il legame (negativo) tra bevande zuccherate e malattie cardiovascolari

  Bere bevande zuccherate aumenta il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari: meglio concedersi un dolcetto ogni tanto.     Bevande zuccherate? Se ci tieni alla salute del tuo cuore, meglio di no. È meglio bere una bevanda zuccherata o mangiare un dolcetto? Stando a quanto scoperto da uno studio  pubblicato su  Frontiers in Public Health , la seconda. Analizzando l'impatto del consumo di zucchero sul rischio di soffrire di malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno infatti scoperto che  bere bibite zuccherate aumenta il rischio di venire colpiti da ictus, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma . «La cosa più sorprendente è stata scoprire che diverse fonti di zucchero aggiunto hanno un impatto differente sul rischio di malattie cardiovascolari», commenta  Suzanne Janzi , una degli autori, sottolineando l'importanza di considerare non solo  quanto  zucchero consumiamo, ma anche  di che tipo . Lo studio.  ...