Passa ai contenuti principali

Aurore polari, risolto il mistero sulle loro esplosioni

Spiegata finalmente l'origine dei breakup aurorali, i bagliori improvvisi che "accendono" i colori, altrimenti tenui, delle aurore polari. 

con_h_13.01499940_w
Esplosione di luci: lo spettacolo di un breakup aurorale.
Il loro spettacolo attira ogni anno i flash di turisti e fotografi, ma nessuno finora era riuscito a spiegare con chiarezza come si formassero i breakup (o rotture) aurorali, le improvvise esplosioni di colori che interrompono i tenui bagliori tipici di questi fenomeni atmosferici.

Ora le simulazioni di un supercomputer giapponese potrebbero aver risolto l'enigma. Questa la spiegazione fornita dai ricercatori delle Università di Kyoto e di Kyushu, e pubblicata sul Journal of Geophysical Research: le particelle calde cariche di vento solare (plasma) si radunano nello Spazio vicino alla Terra, appena sopra l'alta atmosfera delle regioni polari, dove le linee del campo magnetico terrestre si riconnettono.

PICCHI DI LUCE. Le particelle iniziano così ad accelerare e a girare vorticosamente, generando una scarica di elettricità improvvisa proprio sopra alle regioni polari. Questo sbalzo di corrente dà origine ai cosiddetti surge, gli sprazzi di luminosità improvvisi tipici delle sottotempeste aurorali (cioè di quei cambiamenti repentini nella forma e nel moto dell'aurora). 

UN PASSO IN AVANTI. Che il vento solare, avvicinandosi alle linee del campo magnetico terrestre, innescasse un cambiamento su di esse era un fatto noto sin dagli anni '70, ma non bastava a spiegare l'origine dei breakup aurorali. Altre teorie avevano spiegato parti separate dell'intero processo - come l'accelerazione del plasma causata dalle linee di riconnessione magnetica - ma ancora mancava un quadro di insieme. Lo studio potrebbe servire ad alleggerire le conseguenze dannose che talvolta i breakup aurorali hanno su satelliti e reti elettriche.

In questo video postato da INAF, si vede con chiarezza il momento di "rottura", in cui il tenue spettacolo dell'aurora si trasforma in un'esplosione di luce (dal minuto 0:21).


Commenti

Post popolari in questo blog

Che cosa sono i Campi Flegrei?

  Le recenti scosse di terremoto hanno riportato l'attenzione degli scienziati sui Campi Flegrei. Che cosa c'è in quest'area? Perché si chiama così? Che rischi ci sono?     Campi Flegrei: rendering in 3D dell'area a partire da immagini satellitari fornite dalla NASA. I  Campi Flegrei  sono un'area vulcanica attiva che si trova in Campania, nel golfo di Pozzuoli e che include (completamente o in parte) i comuni di Bacoli, Giugliano, Monte di Procida, Napoli, Pozzuoli e Quarto. Il nome Campi Flegrei deriva dal greco, sta per "campi ardenti, in fiamme" e dà l'idea di come  questa zona sia stata caratterizzata fin dall'antichità da attività vulcanica . A differenza del  Vesuvio , spiegano all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i  Campi Flegrei  non sono un unico  vulcano , ma un campo vulcanico, attivo da oltre 80mila anni, formato da diversi centri vulcanici distribuiti su un'area depressa chiamata  caldera : quest'ultima ...

Solstizio d'inverno 2019: il 22 dicembre inizia la stagione invernale

22 dicembre 2019, ore 5:19 - Il solstizio apre l'inverno astronomico: guida alla notte più lunga dell'anno e al significato che ha assunto nella Storia. Il 22 dicembre 2019 l'inverno astronomico incontra quello meteorologico, che ci accompagna già da qualche settimana (anche se non sembrerebbe...). Domenica 22 dicembre, ore 5:19: mentre molti di noi si staranno rigirando sotto il piumone, la Terra si presenterà puntuale a un appuntamento astronomico ricco di significato, quello con il  solstizio d'inverno . Chi vive nell'emisfero settentrionale, in questa giornata sperimenterà il dì più breve e la notte più lunga dell'anno. Il solstizio segna il momento in cui il Sole si trova direttamente sopra al Tropico del Capricorno a una latitudine di 23,5 gradi sud, ovvero alla sua massima distanza al di sotto dell'equatore celeste: l'arco diurno descritto dal Sole nel suo percorso apparente da sud-est a sud-ovest è il più corto, ed ecco pe...

Valkyrie, il robot della Nasa

Costruito sul modello dell'uomo, si muove con grande libertà e può valutare situazioni critiche. Valkyrie, il robot della Nasa. La Nasa lo ha tenuto segreto per più di una anno, da quando cioè, durante il  Darpa Robotics Challenge  dell’anno scorso, disse che stava lavorando al progetto di un robot umanoide, insieme a prestigiose università Usa, ma senza svelarne le caratteristiche. Ora eccolo: è R5 (Valkyrie per gli amici), alto un metro e 90, 125 kg, autonomia assicurata dallo zaino battery-pack. Più umani dell'uomo AL POSTO DI CHI?  Valkyrie parteciperà alla prossima edizione della sfida tra robot - il Darpa - con prove impegnative, come il camminare su terreni irregolari, salire una scala, utilizzare attrezzi e guidare un’auto: ecco perché è stato progettato con dimensioni e fattezze umane. L’obiettivo ultimo di questi oggetti ad altissima tecnologia è insomma quello di sostituire l’uomo là dove è necessario, in zone o condizioni di estremo pericolo ...