Un nuovo studio su queste formazioni considerate "registratori del clima" permettono di tracciare gli eventi meteo fino a 3.000 anni fa.
Le stalagmiti si sono rivelate indicatori del clima come pochi altri elementi naturali. Quelle di una grotta in Scozia hanno permesso di tracciare l'evoluzione del clima in Europa e Africa settentrionale fino a 3.000 anni fa. Nella foto, stalattiti e stalagmiti di una grotta nel Borneo, studiate come "registratori del clima".
La storia del clima degli ultimi 3.000 anni è stata letta con una precisione senza precedenti in 5 stalagmiti campionate in una grotta nella zona di Ullapool, nel nord-ovest della Scozia, da un gruppo di ricercatori dell’università australiana del New South Wales.
Scopo del lavoro era di cercare le possibili correlazioni tra la North Atlantic Oscillation (Nao), e quindi tra le fluttuazioni climatiche dei secoli passati, e la crescita dalle stalagmiti.
LE STALAGMITI: sono formazioni calcaree checrescono risalendo dal pavimento delle grotte (a differenza delle stalattiti, che discendono dalla sommità delle grotte) e la loro crescita è influenzata dalle piogge e dalla quantità di acqua che filtra dal terreno sovrastante. La loro struttura si è rivelata un buon indicatore dei cicli meteorologici.
LA NAO: è una fluttuazione ciclica nella differenza di pressione al livello del mare tra l’Islanda e le isole Azzorre (arcipelago a ovest del Portogallo) in forte relazione con il tempo meteorologico sull’intero nord Atlantico. In altri termini, quello che generalmente è un sistema di bassa pressione sopra l'Islanda e di alta pressione sulle Azzorre (l'anticiclone delle Azzorre) condiziona la direzione e la forza dei venti che arrivano da ovest sull'Europa. L’oscillazione dei valori di alta e bassa pressione è nota come Nao.
IL CLIMA: se la differenza di pressione è ampia si parla diNao positiva e, come conseguenza, si hanno estati fresche e inverni miti e piovosi nel Centro Europa e lungo la costa atlantica, contrapposte a scarsa piovosità sulle regioni del Mediterraneo. Al contrario, se la differenza è bassa si parla di Nao negativa e si hanno inverni freddi, con la traiettoria delle perturbazioni che si sposta verso sud, sul Mediterraneo. Ciò porta a un aumento delle precipitazioni sull'Europa meridionale e in Nord Africa.
Queste situazioni generalmente si alternano durante l’anno, ma per motivi apparentemente casuali, e forse anche a causa dei mutamenti climatici, possono permanere per lunghi periodi, determinando alterazioni di quello che è il clima generale di una regione.
PERIODI CALDI E FREDDI. «Con la nostra ricerca abbiamo trovato una chiara correlazione tra le oscillazioni della Nao e le caratteristiche delle stalagmiti, e siamo riusciti a seguire l’andamento della Nao a ritroso nel tempo come non si era mai riusciti prima», ha spiegato Andy Baker, autore della ricerca. «Lo studio conferma che durante il Medioevo, tra il 1080 e il 1430, quando le temperature erano più elevate rispetto ai periodi precedenti e successivi, l’indice di oscillazione era in una fase positiva insolitamente prolungata, che generalmente porta un aumento delle piogge in Scozia e condizioni più secche sul Mediterraneo occidentale.»
La ricerca ha permesso di trovare riscontri anche di un’altra oscillazione positiva tra il 290 e il 550 d.C., periodo che coincide con il declino dell’impero romano di forti migrazioni nell’Europa meridionale. «Questa fase positiva - continua lo scienziato - venne seguita da una fase negativa che durò dal 600 al 900 e che portò a una lunga fase di caldo asciutto nell’Europa nord-occidentale e che, forse, fu la concausa dell’espansione verso ovest dei Vichinghi.»
«Analizzando stalagmiti di epoche diverse, ma che hanno dei periodi in comune, siamo riusciti a spingerci indietro di 3.000 anni», ha sottolineato Baker. Sarà ora interessante applicare le stesse tecniche in altre aree d'Europa per avere ulteriori conferme.
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