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Alle Hawaii, come su Marte

Dopo otto mesi di simulazione di una missione marziana, sei astronauti confinati sul Mauna Loa sono tornati a respirare aria pura. I loro racconti, tra difficoltà e riscoperte.

hiseas
Un ricercatore in tuta spaziale attraversa il finto habitat marziano di Mauna Loa. Sullo sfondo, la cupola in cui i sei hanno vissuto.
Sono emersi dal totale isolamento dopo otto mesi, i sei scienziati che hanno preso parte all'esperimento HI-SEAS (Hawaii Space Exploration Analog and Simulation), una simulazione di soggiorno marziano finanziata dalla Nasa che si è svolta sulle pendici di un vulcano dormiente delle Hawaii, a 2400 m di quota.

Per tutto questo tempo l'equipaggio non ha mai respirato direttamente l'aria terrestre, ma si è dovuto accontentare di quella condizionata e riciclata all'interno della base, e dell'ossigeno fornito dalle bombole indossate durante le finte "passeggiate spaziali".

Alle Hawaii, ma non in costume. | HI-SEAS 3
COME SAMANTHA. L'equipaggio è stato costantemente monitorato da sensori e telecamere durante l'intera missione. Sabato 13, finalmente, il gruppo ha potuto abbandonare la cupola dell'esperimento e uscire all'aria aperta. Le parole di Jocelyn Dunn, uno dei ricercatori, sono state molto simili a quelle di Samantha Cristoforetti al ritorno dallo Spazio: «È stato fantastico sentire dopo così tanto tempo la sensazione del vento sulla pelle e i profumi della natura. Ed è stato davvero molto bello trovarsi all'aria aperta senza una tuta da astronauta».

FUORI DAL MONDO. La posizione remota della cupola usata come base, il silenzio del luogo e il totale isolamento dall'ambiente esterno hanno ricreato un'atmosfera del tutto simile a quella che troveranno gli astronauti su Marte. «Quando guardavano fuori dagli oblò della stazione terrestre, gli astronauti potevano vedere solo distese di lava», ha spiegato Kim Binsted della University of Hawaii, responsabile delle ricerche legate a questa missione.

YOGA. Il monitoraggio continuo ha permesso di seguire lo stato psichico degli scienziati e verificare eventuali stati di depressione sperimentati da ciascuno durante questi mesi. «Generalmente gli astronauti sono persone stoiche e difficilmente lasciano trasparire il loro stato d'animo» aggiunge Binsted. «Questo è un modo per monitorare eventuali problemi di coesione nell'equipaggio prima che diventino una questione più seria».

Lo stress è stato combattuto a suon di allenamenti di squadra e con lo yoga. Gli astronauti potevano utilizzare anche un tapis roulant e una cyclette (al chiuso), ma solo nei giorni di sole, quando si potevano caricare le batterie ad energia solare.

Dopo 8 mesi di uscite in tuta spaziale, anche solo il soffio del vento sulla pelle sembra una sensazione nuova. | HI-SEAS 3
GIORNI NO. «Nelle giornate positive era bello condividere la soddisfazione con i tuoi compagni» ha detto Dunn «ma quando qualcosa andava storto e avresti voluto stare solo, non si poteva uscire a fare un giro. Quello che mi è mancato di più? La famiglia e il fatto di non aver potuto partecipare ad un evento importante come il matrimonio di mia sorella, con la quale ho condiviso un brindisi in video. Ma ero comunque contento di poter essere lì per uno scopo molto importante».

All'uscita dalla stazione "marziana", tra i membri dell’equipaggio c'è stato chi ha chiesto una fetta d'anguria, chi ha voluto gustare pesche fresche e croissant e chi ha preferito farsi una doccia senza limitazioni di tempo, visto che durante gli 8 mesi "su Marte" si poteva fare una doccia di sei minuti soltanto una volta alla settimana.

LA PARTE SCIENTIFICA. Ora tutti i dati raccolti verranno analizzati e forse comparati con quelli di Mars500, la missione che vide altri 6 astronauti vivere - in moduli simili a quelli che si utilizzeranno su Marte - per ben 500 giorni. Tutto questo servirà per selezionare gli uomini e le donne più preparati dal punto di vista psicologico per una missione sul Pianeta Rosso, un viaggio che durerà almeno un paio di anni.

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