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Ebola, le ricadute che non conosciamo

Il caso di un'infermiera scozzese nuovamente malata dopo un'apparente guarigione riaccende il dibattito sugli effetti a lungo termine del virus, ancora poco conosciuti.

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Ricostruzione grafica di virus Ebola.
Pauline Cafferkey, un'infermiera scozzese di 39 anni che aveva contratto il virus Ebola in Sierra Leone lo scorso dicembre, si trova ora ricoverata in condizioni critiche al Royal Free Hospital di Londra, per una ricaduta dell'infezione da cui sembrava essere guarita.

Dopo l'apparente guarigione dello scorso gennaio, la donna si è recata in ospedale con sintomi virali non specifici la scorsa settimana. Nonostante la sua storia clinica, è stata rimandata a casa e messa in isolamento solo tre giorni più tardi, dopo essere venuta in contatto con 58 persone, ora sotto stretto controllo.
STRASCICHI A LUNGO TERMINE. Il caso della donna ha riaperto la questione della sindrome post Ebola, l'insieme di sintomi più o meno gravi che i sopravvissuti all'epidemia continuano a manifestare anche dopo il recupero. Il sangue di Cafferkey è risultato di nuovo positivo al virus, ma la donna non è la sola in questa situazione.

Si calcola che più della metà delle 17 mila persone sopravvissute alla febbre emorragica in Africa occidentale continui a manifestare sintomi come intensi mal di testa, stanchezza cronica, infiammazioni agli occhi e dolore alle articolazioni. Non è chiaro se si tratti degli effetti di un sistema immunitario fortemente debilitato, o della persistenza del virus nel loro organismo.

EREDITÀ SCOMODA. Allo stesso modo, non si sa se in queste situazioni si rischi ancora il contagio. Ricerche in Sierra Leone hanno dimostrato che il virus Ebola continua ad essere presente nel liquido seminale anche dopo nove mesi dal contagio, e che può trasmettersi sessualmente.

Oltre ai testicoli, anche cervello, bulbi oculari e giunture potrebbero rappresentare nascondigli in cui il virus continua ad annidarsi molto dopo la guarigione (anche se le lacrime dei sopravvissuti sono risultate negative alla presenza del virus, e non sono quindi contagiose).

NUOVE SFIDE. Le istituzioni e gli organi di ricerca in prima linea nel combattere l'epidemia, compresa l'Organizzazione Mondiale della Sanità, stanno ora lavorando alla raccolta dati sugli effetti a lungo termine del virus, per capire che cosa causi i sintomi della sindrome post Ebola e se questi siano contagiosi. I risultati dei loro studi saranno essenziali per i paesi dell'Africa occidentale che stanno provando a rialzarsi dall'epidemia.

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