Passa ai contenuti principali

Tutto quello che credevi di sapere sul sonno è falso

Uno studio sulle abitudini sonno-veglia di popolazioni lontane dagli agi della modernità demolisce alcuni diffusi luoghi comuni su insonnia e stile di vita.

corbis_42-63153638
Chiacchiere attorno al fuoco per la popolazione San, il popolo dei boscimani distribuito tra Sudafrica, Namibia e Botswana.
Tra i pensieri notturni di un insonne c'è, talvolta, anche questo: avremo anche i comfort tecnologici della modernità, ma i nostri antenati preistorici dormivano forse meglio di noi. Vita sana e all'aria aperta, cene attorno al fuoco e sonore ronfate sotto le stelle... che cosa chiedere di più?
La convinzione che oggi si dorma peggio che in passato è piuttosto diffusa, ma un nuovo studio pubblicato su Current Biology sembra confutarla. La ricerca compiuta su tre società di cacciatori-raccoglitori e cacciatori-agricoltori di Tanzania, Namibia e Bolivia - lontane da aree industrializzate e con stili di vita non molto diversi da quelli del Paleolitico - dimostra che i ritmi di sonno di oggi non sono poi molto dissimili da quelli dei nostri progenitori. E che ossessionarci con l'idea che non dormiamo abbastanza non fa che peggiorare le cose.

Ecco tre luoghi comuni sul sonno che lo studio sembra smentire.

1. ANDIAMO A DORMIRE PIÙ TARDI DI UN TEMPO. La luce elettrica, che ci permette di stare alzati anche nelle ore di buio, e quella (più dannosa) di tablet e smartphone, non aiutano certo a conciliare i ritmi sonno-veglia. Ma l'abitudine a tirar tardi dopo cena, magari con due chiacchiere attorno al fuoco, sembra essere nel nostro DNA da sempre (e potrebbe aver contribuito a cementare i legami sociali).

Jerome Siegel, psichiatra dell'Università della California di Los Angeles, ha monitorato le ore di sonno della popolazione Hadza in Tanzania, dei San in Namibia e degli Tsimane in Bolivia con l'aiuto di tracker da polso, ricavando dati per 1.165 notti di sonno distribuite in diverse stagioni. Nessuno dei gruppi studiati è andato a dormire al tramonto, anzi; tutte le popolazioni sono rimaste alzate in media per 3 ore e 20 minuti dopo il calar del sole. Trascorrendo almeno 2 ore a parlare nell'oscurità più profonda.


2. DORMIAMO MENO DI UNA VOLTA. Una tipica notte di sonno nei gruppi studiati è durata 6 ore e 25 minuti: quanto una magra dormita infrasettimanale europea. In inverno, le popolazioni monitorate dormono in media un'ora in più che in estate. Tutti i gruppi sono andati a dormire quando la temperatura ambientale calava bruscamente, e si sono svegliati al momento della minima temperatura diurna, appena dopo l'alba. Un dato che servirà a chiarire se dormire in una stanza in cui la temperatura subisce un deciso calo - come avviene in natura - possa aiutare chi ha problemi ad addormentarsi.


3. DOVREMMO DORMIRE DI PIÙ. In un certo senso è vero, e lo è soprattutto per alcune fasce d'età (come quella degli adolescenti). Ma la convinzione di essere afflitti da una cronica mancanza di sonno sembra più un'ossessione moderna, un'anticamera per l'uso scorretto di medicinali contro l'insonnia. Chi vive senza luce elettrica e schermi ai LED non dorme molto più di noi. Ma, diversamente da noi, si sveglia all'alba, impresa che ogni mattina sembra impossibile per chi, nel mondo industrializzato, si è attardato la sera prima, complici le comodità della vita moderna.

Cercare di imitare il più possibile, anche in ambiente domestico, condizioni di luce e temperatura simili a quelle naturali, potrebbe aiutare chi soffre di insonnia a riconquistare un sonno di qualità.

Commenti

Post popolari in questo blog

Dengue, aumentano i casi in Italia: da dove arriva e perché sta crescendo il virus delle zanzare

Sono 500 i casi di Dengue confermati nel nostro Paese da gennaio 2024. Il maxi focolaio di Fano con oltre 100 contagi fa temere un'ulteriore diffusione.     Sangue in provetta L'aumento vertiginoso dei casi di  Dengue  – infezione trasmessa dalle zanzare del genere  Aedes , come la zanzara tigre – fa salire l'attenzione su una malattia che l'Oms aveva già inserito tra le  10 minacce per la salute globale  ancor prima dell'ondata epidemica attuale. I timori si alimentano anche in Italia, con il recente focolaio scoppiato a Fano, nelle Marche, che finora registras 102 casi accertati e altri dieci probabili.   Già il 2023 era stato un anno record, con oltre  6 milioni di contagi  e casi autoctoni registrati anche in zone, come l'Europa e l'Italia, in cui la malattia non è normalmente presente (ma è a volte diagnosticata nei viaggiatori provenienti da aree a rischio). Tuttavia, le cifre relative ai primi mesi del 2024 sono state capaci di sb...

Impiantato un cuore artificiale che funziona come i treni a levitazione magnetica maglev

  Un uomo ha vissuto per 8 giorni con un cuore artificiale che pompa sangue sfruttando la levitazione magnetica: è andato tutto bene e presto ripeteremo l'operazione su un altro paziente.     Il cuore artificiale totale (TAH) in titanio prodotto dall’azienda BiVACOR. Lo scorso luglio  è stato trapiantato per la prima volta   un cuore artificiale in titanio che funziona con la stessa tecnologia che fa correre sulle rotaie i  maglev , i treni superveloci a levitazione magnetica . Il TAH (acronimo che viene dall'inglese  total artificial heart ) è stato impiantato in Texas in un paziente statunitense di 58 anni in attesa di un cuore umano, e  l'ha tenuto in vita per otto giorni senza dare alcun effetto collaterale , finché il paziente stesso non è stato sottoposto a trapianto. Cuore sospeso.  Il cuore artificiale, grande quanto un pugno, non è sottoposto ad usura meccanica:  l'unica parte che si muove, infatti, è un piccolo rotore interno c...

Il legame (negativo) tra bevande zuccherate e malattie cardiovascolari

  Bere bevande zuccherate aumenta il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari: meglio concedersi un dolcetto ogni tanto.     Bevande zuccherate? Se ci tieni alla salute del tuo cuore, meglio di no. È meglio bere una bevanda zuccherata o mangiare un dolcetto? Stando a quanto scoperto da uno studio  pubblicato su  Frontiers in Public Health , la seconda. Analizzando l'impatto del consumo di zucchero sul rischio di soffrire di malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno infatti scoperto che  bere bibite zuccherate aumenta il rischio di venire colpiti da ictus, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma . «La cosa più sorprendente è stata scoprire che diverse fonti di zucchero aggiunto hanno un impatto differente sul rischio di malattie cardiovascolari», commenta  Suzanne Janzi , una degli autori, sottolineando l'importanza di considerare non solo  quanto  zucchero consumiamo, ma anche  di che tipo . Lo studio.  ...