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Bellissima, ma fragile: la Terra vista dai satelliti

Le foto dei satelliti dell'ESA saranno in mostra fino al 10 gennaio 2016 al Museo della Scienza di Milano. Un viaggio speciale alla scoperta del nostro Pianeta, delle sue bellezze ma anche dei problemi che lo mettono in pericolo e del ruolo insostituibile che ha l'osservazione dallo spazio per la sua cura.

La Sicilia (e l'eruzione dell'Etna del 2013) riprese dal satellite dell'ESA Proba-V. Grande quanto una lavatrice, il satellite ha il compito di monitorare la vegetazione globale: è in grado di raccogliere una vasta mole di dati e ogni due giorni può mappare la crescita della vegetazione di tutto il mondo con 
una risoluzione di 330 metri.

«Non dobbiamo dimenticarcelo: la Terra al momento è l'unico pianeta, tra quelli che conosciamo, che è abitato dalla vita. Dobbiamo trattarlo bene perché non ci appartiene, non è nostro. Così come il nostro futuro. Ma è nelle nostre mani. Dallo spazio si vede - anche a occhio nudo - quanto la Terra sia molto bella e allo stesso tempo molto fragile».

Con queste parole Luca Parmitano spiega il senso di Il mio pianeta dallo spazio-Fragilità e bellezza, un'essenziale mostra fotografica aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2016 al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Promossa e organizzata dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e da quella italiana (ASI), la mostra, presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma lo scorso anno, nell’edizione di Milano si focalizza su agricoltura, foreste e territorio. Una scelta non casuale: i temi della sicurezza alimentare e dell’agricoltura sono gli argomenti principali di EXPO 2015.
CHE COSA C'È NELLA MOSTRA. L’esposizione è un viaggio, attraverso immagini satellitari e videoinstallazioni, nei luoghi più belli e remoti della Terra. Ma non solo.

Gli occhi dei satelliti ci inviano immagini della Terra in cambiamento: ghiacciai che si sciolgono, oceani che si innalzano, foreste pluviali minacciate dalla deforestazione, inaridimento delle terre coltivate e l’incontrollato sviluppo delle megalopoli. E il percorso espositivo si trasforma così nel racconto, ricco di dati scientifici, della fragilità della Terra. «I satelliti dell'ESA che ogni giorno osservano la Terra con i loro sensori ci aiutano a capire e monitorare come cambia e come - talvolta - l'impatto dell'uomo possa essere anche molto devastante» racconta Parmitano.
Luca Parmitano circondato dai giornalisti alla presentazione della Mostra al Museo della Scienza di Milano.

L’esposizione è divisa in quattro aree tematiche: ghiacci e acqua, foreste, agricoltura, città.

GHIACCI E ACQUA
Le regioni polari sono considerate le più sensibili ai cambiamenti climatici e i migliori sensori per il monitoraggio della salute del pianeta. L’acqua copre i due terzi circa della superficie terrestre ed è essenziale per tutte le forme di vita. Ma solo il 3% dell’acqua è dolce e solo una piccola frazione è disponibile per gli esseri umani. La scarsità di questa preziosa risorsa e il conseguente suo controllo rappresentano ormai, specie nelle zone aride, una delle cause più frequenti di conflitti.

FORESTE 
Quest’area della mostra richiama l’importanza delle foreste per l’ecosistema del pianeta: essenziali per la bio-diversità e laboratorio naturale per l’assorbimento di CO. Immagini satellitari documentano i processi di deforestazione e la conversione delle foreste in terreni agricoli. Sebbene i processi di deforestazione stiano rallentando, essi rimangono tuttavia ancora a livelli molto alti.

AGRICOLTURA
L’agricoltura è essenziale per nutrire il pianeta ma può far fronte alle necessità di una popolazione in continuo aumento solo se essa è sostenibile. I satelliti di osservazione della Terra contribuiscono allo sviluppo di produzioni agricole sostenibili, fornendo mappature e classificazioni del terreno, e monitorandone i suoi cambiamenti.

CITTÀ
Oggi esistono oltre 30 aree metropolitane con più di 10 milioni di abitanti ciascuna. Tokyo è in cima alla lista delle "megalopoli" con circa 38 milioni di abitanti.
La crescita demografica, insieme allo spostamento di masse di persone dalle zone rurali alle città, deve essere monitorata affinché questo processo avvenga su una base sostenibile, tale da non influenzare la qualità della vita e la sicurezza degli abitanti.
L'area di Expo Milano 2015 vista dal satellite Deimos-2. | DEIMOS IMAGING

«Ogni giorno raccogliamo miliardi di dati ad alta risoluzione forniti dai satelliti» spiega Volker Liebig, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra di ESA. «La Terra è la nostra casa e il contributo che i satelliti possono fornire per preservarla è fondamentale: ci forniscono i dati per pianificare lo sviluppo dell'agricoltura; per gestire le risorse idriche; per monitorare il riscaldamento globale e i meccanismi che lo governano; per controllare l'inquinamento dell'aria e i rischi ambientali», prosegue Liebig. «I satelliti sono uno strumento insostituibile per la gestione delle risorse naturali e la protezione dell’ambiente».

COS'ALTRO VEDERE. La mostra è allestita al primo piano dell’edificio monumentale del Museo, in un’area attigua all’esposizione permanente dedicata allo Spazio e all’Astronomia, realizzata con il contributo di partner istituzionali e privati tra cui ESA e aziende italiane leader nel settore aerospaziale. Al suo interno è possibile vedere l’unico frammento di roccia lunare presente in Italia, raccolto nel 1972 dalla missione Apollo 17.

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