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Con prezzi cresciuti del 35% cisterne d’olio scortate dalla polizia come furgoni portavalori

La certificazione è arrivata ora anche da Borsa merci telematica (che elabora dati e quotazioni registrate dalle Camere di commercio e Borse merci in Italia): nell’ultimo trimestre del 2014 si è registrata un’impennata dei prezzi all’ingrosso dell’extravergine giunti su valori mai toccati in precedenza in virtù di una campagna contrassegnata da un vero e proprio crollo produttivo. Un ulteriore imprimatur, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, per sottolineare la fiammata quasi incontrollata delle quotazioni dell’extravergine in Italia.
Tutto parte con il crollo delle produzioni
A innescare i rincari è stata a partire dallo scorso mese di ottobre la diffusione delle prime stime sul crollo dei raccolti fortemente penalizzati in Europa dagli attacchi della mosca olearia (a loro volta favoriti dalle condizioni meteo della scorsa estate). Un effetto combinato che ha portato all’abbattimento dei raccolti sia sotto il profilo quantitativo che sotto quello della qualità. Tradotto in numeri la produzione italiana è prevista in calo di oltre il 35% (da 450mila a meno di 300mila tonnellate di cui – si stima – appena 100mila di extravergine), quella spagnola addirittura dimezzata (da 1,1 milioni di tonnellate a meno di 600mila). La sintesi e che l’offerta mondiale sarà inferiore a quella dello scorso anno di circa il 19 per cento.
A novembre prezzi cresciuti del 35% in un mese
Tanto è bastato per mettere le ali ai prezzi cresciuti «a novembre – si legge in una nota di Bmti – di ben il 35% rispetto al mese precedente. Ripercussioni ci sono state però anche nel confronto anno su anno con prezzi raddoppiati rispetto al 2013 (+109,3% a dicembre)».
Una fiammata dei prezzi dell’extravergine non era passata inosservata anche perché aveva portato con sé, in particolare in alcune aree del paese, anche a inquietanti casi di cronaca. Con quotazioni dell’extravergine arrivate a oltre 7 euro al chilo, in Puglia, nell’area di Andria a novembre si sono ripetuti molteplici casi di furti di olive dai campi, mentre in più di una circostanza si è assistito a camion cisterna carichi di olio d’oliva che hanno richiesto nel loro tragitto di essere scortati dalle forze dell’ordine come furgoni portavalori. «D’altro canto il calcolo è semplice – ha ricordato il presidente del Consorzio nazionale olivicoltori, Gennaro Sicolo – considerato che un camion può portare fino a 300 quintali di olive, il valore del carico può arrivare a superare i 200mila euro».
I rialzi hanno toccato tutte le categorie
I rialzi osservati per l’extravergine hanno comportato una salita dei prezzi all’ingrosso anche degli altri oli di oliva, sebbene i rincari congiunturali siano stati più contenuti. «Così – prosegue Borsa merci telematica italiana – l’olio di sansa di oliva raffinato ha chiuso il trimestre su 1,58 euro al chilo mettendo a segno un +6% rispetto a fine settembre e tornando ad evidenziare una variazione anno su anno positiva (+11,5% a dicembre). Mentre sul fronte degli scambi con l’estero va segnalata ancora la marcata crescita delle importazioni, che – prosegue la nota – tra gennaio ed ottobre 2014 sono aumentate in volume di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo del 2013 (da 393mila a 528mila tonnellate). Un incremento imputabile al balzo degli arrivi di olio spagnolo, più che raddoppiati nell’arco di dodici mesi (da 188mila a 467mila tonnellate)».

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