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La Terra si beve i suoi oceani

Nello scontro tra placche tettoniche una enorme quantità d'acqua viene portata nelle profondità della Terra, ma solo una parte ritorna un superficie.

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Dove finisce l'acqua che viene sottratta dagli oceani terrestri dalle placche che si scontrano?

Lo scontro tra placche tettoniche trascina all'interno del pianeta una quantità di acqua, dagli oceani, tre volte superiore rispetto a quanto ipotizzato finora. Sono questi i risultati di una ricerca pubblicata su Nature: lo studio è stato condotto in prossimità della Fossa delle Marianne, dove la zolla dell'Oceano Pacifico scivola al di sotto di quella delle Filippine (il fenomeno di scivolamento di una placca sotto l'altra si chiama subduzione).

Analizzando le onde sismiche prodotte dai terremoti generati dalla tettonica i ricercatori hanno anche stimato i volumi di acqua che dall'oceano finiscono incorporati nelle rocce, all'interno della Terra.

La Fossa delle Marianne: è la fascia dove la Placca dell'Oceano Pacifico si infila sotto quella delle Filippine, ossia è una zona di subduzione. Le zone di "subduzioni" sono le aree dove una placca fiisce al di sotto di un'altra. In questo caso quella che va in subduzione si porta dietro grandi quantità d'acqua dell'oceano.

DOVE VA L'ACQUA? È noto che una certa quantità d'acqua degli oceani viene trascinata in profondità durante la subduzione delle placche, ma finora non esistevano stime di quanta acqua sia "rubata" all'oceano da questi fenomeni. «Questo studio ha implicazioni importanti per capire meglio il ciclo delle acque profonde», spiega Donna Shillington (Lamont-Doherty Earth Observatory, Columbia University, Usa), perché l'acqua che finisce sottoterra, immagazzinata nella struttura cristallina dei minerali, può contribuire alla produzione di magmi e a lubrificare le faglie, ossia le fratture che, muovendosi, producono i terremoti.
Nello strato che va fino a circa 30 km sotto la superficie, la velocità di propagazione di alcune onde sismiche è influenzata dalla presenza di acqua. Conoscendo la velocità di trasmissione di queste onde attraverso i vari materiali e incrociando i dati dei sismografi con quelli di temperatura e pressione a quelle profondità, si è stimato che ogni milione di anni la subduzione porta con sé 3 miliardi di teragrammi d'acqua (un teragrammo corrisponde ad un miliardo di chilogrammi: più o meno la massa della Grande Piramide di Giza).
Se il fenomeno ha per davvero queste dimensioni, e la ricerca sembra dimostrarlo, si pone un problema bizzarro, perché l'acqua che finisce nelle profondità della Terra dovrebbe in qualche modo e prima o poi tornare in superficie - perché non sembra che nel corso del tempo l'acqua degli oceani sia venuta meno. La strada più ovvia per chiudere il ciclo è quella dei vulcani, ed è infatti noto che tra i gas emessi vi è una enorme quantità di vapore acqueo.
Tuttavia a conti fatti la massa d'acqua che torna in superficie è di molto inferiore a quella che viene subdotta. Dove finisce il resto? «Al momento non lo sappiamo, è un mistero», afferma Donna Shillington: «serviranno molti altri studi per focalizzare al meglio la questione e cercare di dare una risposta alla domanda.»

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