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Un abbraccio di morte di 45 milioni di anni fa

Due insetti conservati in una goccia di resina: una formica e il suo parassita, un acaro, che sembra avesse comportamenti simili ai suoi discendenti.

La formica e l'acaro inglobati in una goccia di resina di 45 milioni di anni fa.

Questa formica e l’acaro che si era aggrappato ad essa sono rimasti intrappolati insieme per l’eternità. Sono trascorsi infatti circa 45 milioni di anni da quando i due insetti sono stati inghiottiti da una goccia di resina caduta da un pianta, in una regione del Baltico, e da allora sono rimasti tali, abbracciati come erano al momento della morte.

Questo è il secondo esempio conosciuto di un acaro fossilizzato avvinghiato al suo ospite. L’acaro è lungo solo 0,7 mm: in questa scena del passato sembra essere saldamento attaccato alla testa della formica, un comportamento che ricorda quello degli acari dei giorni nostri, ai quali oggi - e proprio per questo comportamento - si imputa la colpa della morte più o meno improvvisa di colonie di api mellifere.

«Anche se è difficile affermarlo con certezza, ci sono altissime probabilità che anche l’acaro di 45 milioni di anni fa fosse un parassita», afferma Jason Dunlop, aracnologo presso l’Istituto per l’Evoluzione e la Biodiversità di Berlino, il quale aggiunge: «L’acaro sembra molto simile a quelli moderni, quindi presumo che avesse una vita simile: probabilmente preferiva parassitare la formica piuttosto che attaccarla direttamente».
Primo piano di un acaro che si nutre della larva di una zanzara. 

TALE E QUALE. Una bolla d’aria intrappolata tra i due invertebrati nasconde alcune caratteristiche anatomiche che rende difficile identificare con precisione la specie dell’acaro. Tuttavia secondo Dunlop dovrebbe appartenere al genere Myrmozercon, che comprende numerose specie ancora esistenti. Gli acari sono degli aracnidi, una classe di artropodi a otto zampe a cui appartengono anche gli scorpioni e i ragni.

Secondo Dunlop l’acaro succhiava di tanto in tanto i fluidi dal corpo della formica per la propria sopravvivenza. Cosi facendo non indeboliva l'ospite e poteva sopravvivere a lungo. Si faceva trasportare e così prima o poi arrivava nel formicaio, dove, alla nascita dei suoi piccoli, avrebbe avuto a disposizione un'intera colonia di formiche a cui farli aggrappare.

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