Passa ai contenuti principali

Spettacolare luminescenza notturna nei cieli del Tibet

Dopo una violenta tempesta, nel cielo sopra l'altopiano tibetano è apparso un gigantesco e brillante "tiro al bersaglio": le foto, e la spiegazione, del curioso fenomeno.

La strana conformazione del cielo sopra all'altopiano tibetano immortalata da un fotografo cinese.

Per i fotografi di cieli notturni, le tempeste sono eventi straordinariamente utili, che sgombrano il campo dalle nuvole e preparano meravigliose sorprese.

Dopo un violento temporale sul Bangladesh, lo scorso aprile, nei cieli del vicino altopiano tibetano è apparso questo curioso spettacolo: una specie di gigantesco ed etereo "bersaglio" luminoso, prontamente immortalato dal fotografo cinese Jeff Dai nelle due foto che vedete, scattate da 4.450 metri di altitudine.

COMBINAZIONE PERFETTA. Lo strano evento è il risultato di due diversi fenomeni conosciuti: l'airglow e le onde di gravità atmosferiche. L'airglow o luminescenza notturna è un debole bagliore luminoso dell'atmosfera terrestre visibile solo al buio (di giorno è celato dai raggi solari), dovuto all'eccitazione degli atomi di ossigeno ed azoto in atmosfera, ionizzati dalla radiazione ultravioletta del Sole durante il giorno. Questo fenomeno ottico fa sì che, anche di notte, il cielo non sia mai completamente buio, ma brilli di un debole bagliore nei torni del verde.
Il fenomeno atmosferico in una foto "fish-eye" (un grandangolo estremo che abbraccia un angolo di campo di almeno 180°).

CERCHI CONCENTRICI. Le strutture circolari sono invece causate dalleonde di gravità, zone di pressione alternata che si formano in atmosfera (in questo caso, a circa 90 chilometri di altezza), provocate dal contrasto tra i movimenti verticali ascendenti e discendenti dell'aria in atmosfera e particolarmente visibili dopo le tempeste (ne abbiamo recentemente parlato qui).
I due fenomeni combinati sono ben visibili, contemporaneamente, anche in un altro spettacolare scatto che vi abbiamo mostrato pochi giorni fa.

Commenti

Post popolari in questo blog

Che cosa sono i Campi Flegrei?

  Le recenti scosse di terremoto hanno riportato l'attenzione degli scienziati sui Campi Flegrei. Che cosa c'è in quest'area? Perché si chiama così? Che rischi ci sono?     Campi Flegrei: rendering in 3D dell'area a partire da immagini satellitari fornite dalla NASA. I  Campi Flegrei  sono un'area vulcanica attiva che si trova in Campania, nel golfo di Pozzuoli e che include (completamente o in parte) i comuni di Bacoli, Giugliano, Monte di Procida, Napoli, Pozzuoli e Quarto. Il nome Campi Flegrei deriva dal greco, sta per "campi ardenti, in fiamme" e dà l'idea di come  questa zona sia stata caratterizzata fin dall'antichità da attività vulcanica . A differenza del  Vesuvio , spiegano all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i  Campi Flegrei  non sono un unico  vulcano , ma un campo vulcanico, attivo da oltre 80mila anni, formato da diversi centri vulcanici distribuiti su un'area depressa chiamata  caldera : quest'ultima ...

Solstizio d'inverno 2019: il 22 dicembre inizia la stagione invernale

22 dicembre 2019, ore 5:19 - Il solstizio apre l'inverno astronomico: guida alla notte più lunga dell'anno e al significato che ha assunto nella Storia. Il 22 dicembre 2019 l'inverno astronomico incontra quello meteorologico, che ci accompagna già da qualche settimana (anche se non sembrerebbe...). Domenica 22 dicembre, ore 5:19: mentre molti di noi si staranno rigirando sotto il piumone, la Terra si presenterà puntuale a un appuntamento astronomico ricco di significato, quello con il  solstizio d'inverno . Chi vive nell'emisfero settentrionale, in questa giornata sperimenterà il dì più breve e la notte più lunga dell'anno. Il solstizio segna il momento in cui il Sole si trova direttamente sopra al Tropico del Capricorno a una latitudine di 23,5 gradi sud, ovvero alla sua massima distanza al di sotto dell'equatore celeste: l'arco diurno descritto dal Sole nel suo percorso apparente da sud-est a sud-ovest è il più corto, ed ecco pe...

Valkyrie, il robot della Nasa

Costruito sul modello dell'uomo, si muove con grande libertà e può valutare situazioni critiche. Valkyrie, il robot della Nasa. La Nasa lo ha tenuto segreto per più di una anno, da quando cioè, durante il  Darpa Robotics Challenge  dell’anno scorso, disse che stava lavorando al progetto di un robot umanoide, insieme a prestigiose università Usa, ma senza svelarne le caratteristiche. Ora eccolo: è R5 (Valkyrie per gli amici), alto un metro e 90, 125 kg, autonomia assicurata dallo zaino battery-pack. Più umani dell'uomo AL POSTO DI CHI?  Valkyrie parteciperà alla prossima edizione della sfida tra robot - il Darpa - con prove impegnative, come il camminare su terreni irregolari, salire una scala, utilizzare attrezzi e guidare un’auto: ecco perché è stato progettato con dimensioni e fattezze umane. L’obiettivo ultimo di questi oggetti ad altissima tecnologia è insomma quello di sostituire l’uomo là dove è necessario, in zone o condizioni di estremo pericolo ...