Passa ai contenuti principali

Come potranno mangiare 10 miliardi di persone?

Con l'aumento della popolazione e la riduzione della produzione agricola causata dai cambiamenti climatici, nutrire il pianeta sarà un problema crescente. Secondo gli esperti le soluzioni ci sono. Se si interviene subito.

shutterstock_1030312150

Da qui a trent’anni, per sfamare i 10 miliardi di abitanti del Pianeta caricheremo l’ambiente di un peso quasi insopportabile. Questa è la cattiva notizia. Quella buona è che, secondo uno studio di ricercatori dell’Università di Oxford, con le (non semplici) opportune misure ce la potremmo ancora fare. L’ammonimento è che è necessario iniziare subito a darsi da fare.

PIÙ CALDO, E MENO CIBO. La produzione di cibo è uno dei fattori che più contribuiscono allo sfruttamento dell’ambiente in termini di impatto sul clima, impoverimento del suolo, inquinamento dell’acqua.
Dall’ultimo rapporto dell’IPCC, l’Interngovernmental Panel for Climate Change, appena pubblicato, emerge che i raccolti e la disponibilità di cibo potrebbero diminuire perfino per aumenti considerati contenuti, e ormai inevitabili, delle temperature, come quelli sotto i 2° C.

Le previsioni sono che per ogni grado in più di temperatura, la produzione globale di grano diminuirà del 6 per cento, quella di mais di oltre il 7, di riso di circa il 3.

Altri danni potrebbero venire da fattori che finora non sono stati quasi neppure presi in considerazione, per esempio gli insetti. Secondo uno studio recente, con il riscaldarsi delle temperature, il loro metabolismo aumenta e richiede più nutrimento. Le perdite per le coltivazioni di grano, riso e orzo potrebbero andare dal 10 al 25 per cento, specialmente nelle regioni temperate.
STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA. Mentre dunque la produzione di cibo potrebbe diminuire, e con la malnutrizione che si profila all’orizzonte come la minaccia più seria alla salute dei cambiamenti climatici in questo secolo, ci sarà da fare i conti anche con l’aumento della popolazione. Con quello previsto da qui al 2050, l’impatto già calcolato dovrebbe ancora appesantirsi tra il 50 e il 90 per cento. Benché non ci sia una singola misura che può far rientrare entro i limiti di sicurezza, secondo l’analisi dei ricercatori  della Oxford University, la combinazione di più strategie può rendere ancora sostenibile la nostra presenza sul pianeta.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è il primo a quantificare in maniera precisa il problema e le possibili soluzioni.
In breve, la ricetta prevede tre ingredienti: uno spostamento di tutta la popolazione verso una dieta che preveda meno carne e più vegetali, dimezzare la perdita e gli sprechi di cibo, e innovare le pratiche di agricoltura e allevamento.

DIVENTARE FLEXITARIANI? Gli esperti prevedono che l’adozione a livello globale, sia da parte dei paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo di un’alimentazione chiamata “flexitarian”, ovvero vegetariana flessibile, che prevede un consumo ridotto di carne, potrebbe ridurre di oltre la metà le emissioni di gas serra, e ridurre fino a un quarto altri problemi ambientali, dall’uso di fertilizzanti, allo sfruttamento eccessivo dei terreni e all’inquinamento delle acque dolci. La produzione di carne, infatti, incide sull'ambiente in vari modi, dalla necessità di estendere i terreni coltivati a monocolture come soia e mais per allevare il bestiame fino alle emissioni dirette di metano, un importante gas serra, causate dagli allevamenti intensivi.

Oltre ai cambiamenti nel tipo di alimentazione, sarà necessario anche modificare le pratiche agricole, estendendo l’uso di tecnologie che in parte esistono già per aumentare i raccolti delle piante, e, ancora, ottimizzare l’utilizzo dell’acqua e dei fertilizzanti. In questo modo si potrebbe arrivare a dimezzare l’impatto delle coltivazioni.

STOP AGLI SPRECHI. Infine, bisognerà agire per diminuire lo spreco di cibo: dimezzandolo, si potrebbe ridurre globalmente l’impatto ambientale di agricoltura e allevamento di un altro 16 per cento. Per ottenere il risultato sarà però necessario lavorare sull’intera catena della produzione, dall’immagazzinamento al trasporto fino alla distribuzione e al confezionamento dei prodotti alimentari. Il tutto però andrà fatto senza ulteriori indugi. “Molte delle soluzioni analizzate sono già adottate in alcune parti del mondo” ha detto Marco Springmann, autore principale dello studio. “Ma ci vorrà un deciso coordinamento globale e una rapida estensione per sentirne gli effetti”.

Commenti

Post popolari in questo blog

Dengue, aumentano i casi in Italia: da dove arriva e perché sta crescendo il virus delle zanzare

Sono 500 i casi di Dengue confermati nel nostro Paese da gennaio 2024. Il maxi focolaio di Fano con oltre 100 contagi fa temere un'ulteriore diffusione.     Sangue in provetta L'aumento vertiginoso dei casi di  Dengue  – infezione trasmessa dalle zanzare del genere  Aedes , come la zanzara tigre – fa salire l'attenzione su una malattia che l'Oms aveva già inserito tra le  10 minacce per la salute globale  ancor prima dell'ondata epidemica attuale. I timori si alimentano anche in Italia, con il recente focolaio scoppiato a Fano, nelle Marche, che finora registras 102 casi accertati e altri dieci probabili.   Già il 2023 era stato un anno record, con oltre  6 milioni di contagi  e casi autoctoni registrati anche in zone, come l'Europa e l'Italia, in cui la malattia non è normalmente presente (ma è a volte diagnosticata nei viaggiatori provenienti da aree a rischio). Tuttavia, le cifre relative ai primi mesi del 2024 sono state capaci di sb...

Impiantato un cuore artificiale che funziona come i treni a levitazione magnetica maglev

  Un uomo ha vissuto per 8 giorni con un cuore artificiale che pompa sangue sfruttando la levitazione magnetica: è andato tutto bene e presto ripeteremo l'operazione su un altro paziente.     Il cuore artificiale totale (TAH) in titanio prodotto dall’azienda BiVACOR. Lo scorso luglio  è stato trapiantato per la prima volta   un cuore artificiale in titanio che funziona con la stessa tecnologia che fa correre sulle rotaie i  maglev , i treni superveloci a levitazione magnetica . Il TAH (acronimo che viene dall'inglese  total artificial heart ) è stato impiantato in Texas in un paziente statunitense di 58 anni in attesa di un cuore umano, e  l'ha tenuto in vita per otto giorni senza dare alcun effetto collaterale , finché il paziente stesso non è stato sottoposto a trapianto. Cuore sospeso.  Il cuore artificiale, grande quanto un pugno, non è sottoposto ad usura meccanica:  l'unica parte che si muove, infatti, è un piccolo rotore interno c...

Il legame (negativo) tra bevande zuccherate e malattie cardiovascolari

  Bere bevande zuccherate aumenta il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari: meglio concedersi un dolcetto ogni tanto.     Bevande zuccherate? Se ci tieni alla salute del tuo cuore, meglio di no. È meglio bere una bevanda zuccherata o mangiare un dolcetto? Stando a quanto scoperto da uno studio  pubblicato su  Frontiers in Public Health , la seconda. Analizzando l'impatto del consumo di zucchero sul rischio di soffrire di malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno infatti scoperto che  bere bibite zuccherate aumenta il rischio di venire colpiti da ictus, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma . «La cosa più sorprendente è stata scoprire che diverse fonti di zucchero aggiunto hanno un impatto differente sul rischio di malattie cardiovascolari», commenta  Suzanne Janzi , una degli autori, sottolineando l'importanza di considerare non solo  quanto  zucchero consumiamo, ma anche  di che tipo . Lo studio.  ...