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EKSO, l’esoscheletro riabilitativo

L'utilizzo degli esoscheletri è sempre più diffuso nella riabilitazione dei pazienti dopo eventi traumatici come l'ictus. Una nuova ricerca coordinata dal San Raffaele di Roma lo conferma.

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Un esoscheletro per recuperare velocemente la capacità di camminare nei pazienti colpiti da ictus. È la scommessa - per il momento vinta - da molti istituti di ricerca all'avanguardia in tutto il mondo. E tra questi anche l'italiano San Raffaele.

I robot per riabilitazione permettono di eseguire esercizi di cammino anche a pazienti non deambulanti. In particolare, negli ultimi anni, sono stati sviluppati dei robot per il training del cammino overground, ovvero che permettono al soggetto di camminare in modo fisiologicamente corretto su superfici piane. Si tratta di esoscheletri autoportanti indossabili che si comportano come il sistema neuromuscoloscheletrico umano. A differenza dei robot di tipo end-effector su treadmill, l’esoscheletro interagisce con la persona a tutti i livelli di articolazione e quindi permette di eseguire il task motorio del cammino overground in sicurezza e controllando le variazioni di tutti gli angoli articolari durante l’intera fase del passo.

In letteratura scientifica, sono stati pubblicati pochissimi studi sugli effetti della riabilitazione con esoscheletri, e i risultati sono stati spesso ottenuti reclutando un numero esiguo di pazienti.

Non è questo il caso di uno studio molto incoraggiante  coordinato dell’IRCCS San Raffaele di Roma, che ha coinvolto diversi centri di riabilitazione italiani, pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine.

Grazie a una percorso di riabilitazione con EKSO, l’esoscheletro riabilitativo robotizzato è possibile migliorare significativamente i tempi di ripresa e la capacità di camminare anche di pazienti colpiti da ictus in fase subacuta, non deambulanti. 

L’articolo scientifico “Overground wearable powered exoskeleton for gait training in subacute stroke subjects: clinical and gait assessments” di Michela Goffredo, ricercatrice e bioingegnere dell’IRCCS San Raffaele di Roma, del gruppo di ricerca in Neuroriabilitazione diretto dal Prof. Marco Franceschini, è stato pubblicato a febbraio e illustra l’attività di ricerca che ha coinvolto altri 3 centri nazionali di riabilitazione (Villa Beretta, Ospedale Valduce, Costa Masnaga, Lecco; Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus, San Giovanni Rotondo, Foggia; SCRIN Trevi Dipartimento di Riabilitazione USL Umbria 2, Trevi, Perugia).

Lo studio ha avuto come obiettivo la valutazione della fattibilità nell’uso di un esoscheletro indossabile overground in pazienti con ictus subacuto e l’analisi degli effetti clinici relativi alla funzione motoria e alla deambulazione.

Sono state reclutate 48 persone con ictus subacuto, da marzo 2016 a settembre 2018. Due pazienti si sono ritirati a causa di problemi medici. Dei 46 che hanno proseguito, 27 sono uomini, 19 donne; per 29 è stato evidenziato un ictus ischemico e per 17 un ictus emorragico; 24 con emiparesi sinistra e 22 con emiparesi destra. Il tempo trascorso dall'evento acuto variava da 13 a 155 giorni. Tutti hanno eseguito training del cammino con esoscheletro, da 3 a 5 volte a settimana con sessioni da un’ora. I parametri dell’esoscheletro sono stati personalizzati in base alle caratteristiche anatomiche, funzionali ed elettromiografiche dei pazienti. Dal punto di vista clinico tutti hanno registrato miglioramenti significativi. All’inizio del trattamento, 32 pazienti erano in grado di camminare e 14 non lo erano. Alla fine della terapia robotica, 8 pazienti ne hanno riacquistato la capacità; e solo 6 non erano in grado di camminare sia prima che dopo la riabilitazione.

Il risultato è più che incoraggiante, se si considera che il recupero del cammino nei pazienti con esiti di ictus cerebrale è uno degli obiettivi primari in riabilitazione, poiché è stato dimostrato che alla dimissione dall'ospedale meno della metà dei sopravvissuti all’evento acuto sono in grado di camminare autonomamente.
Lo studio dei quattro centri di ricerca e riabilitazione, ora, prosegue per confrontare gli effetti dell’esoscheletro e della terapia tradizionale e coinvolgerà un numero più elevato di pazienti sia in fase subacuta che cronica. Gli esiti della ricerca porteranno alla personalizzazione e ottimizzazione della terapia riabilitativa post-ictus, in modo da stilare un protocollo che permetta a questi pazienti di recuperare precocemente la propria autonomia nel cammino.

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