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Ebola, un singolo anticorpo mette il virus ko

Trovato nel sangue di un uomo sopravvissuto all'infezione 20 anni fa, sta aiutando gli scienziati a mettere a punto un trattamento promettente.

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Il virus Ebola in un'illustrazione scientifica.
Nel 1995, durante un'epidemia di Ebola a Kikwit, nella Repubblica Democratica del Congo, un uomo - il "soggetto 1" - contrasse l'infezione e restò gravemente malato per settimane. Ma sopravvisse, e in seguito tornò nei luoghi del contagio per aiutare altri pazienti.

Undici anni dopo è stato prelevato un campione del suo sangue per isolare gli anticorpi che gli avevano salvato la vita. Il sopravvissuto aveva prodotto alcune tra le proteine protettive più efficaci contro Ebola mai individuate finora. Una di queste, l'anticorpo mAb114, si sta rivelando in grado di salvare dal virus scimmie già infettate da diversi giorni, come dimostrano due diversi studi pubblicati il 25 febbraio 2016 su Science (vedi qui e qui).
MODELLI ANIMALI. «È sorprendente che un singolo anticorpo possa proteggere da Ebola», afferma Nancy Sullivan, immunologa dell'US National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, nel Maryland, che ha individuato la proteina. In uno dei test, una versione purificata (ossia isolata da altre molecole) di mAb114 ha salvato le vite di sei scimmie, alcune delle quali infettate già da 5 giorni.

EFFETTI INDESIDERATI. Solo lo ZMapp, il cocktail di anticorpi somministrato a più di 80 pazienti durante l'ultima epidemia, si era rivelato altrettanto efficace sui modelli animali. Questo farmaco sperimentale ha però alcuni limiti. Per esempio nella modalità di somministrazione: affinché lo ZMapp sia efficace, occorre infonderne in grandi quantità. I medici sospettano che sia proprio per questo motivo che molti dei pazienti trattati sviluppano effetti collaterali come palpitazioni, febbre, lividi e sfoghi cutanei.

NON MI SFUGGI. I primi studi sulla struttura di mAb114 suggeriscono che l'anticorpo sia in grado di legarsi al virus Ebola, di seguirlo all'interno delle cellule e impedirgli di moltiplicarsi al loro interno. In pratica mette fuori uso il sistema di "inganno" che Ebola utilizza per farsi largo oltre la membrana cellulare, identificandolo e impedendogli di diffondersi ulteriormente.

Ulteriori studi dovranno appurare se mAb114 sia sicuro per l'uomo e in quali dosi rimanga efficace. In futuro, potrebbe rappresentare una alternativa terapeutica ai farmaci sperimentati finora.

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