Passa ai contenuti principali

Di nuovo coronavirus ci si può riammalare?

In Giappone il caso di una sospetta "ricaduta": una donna contagiata e poi ritenuta guarita è risultata in seguito positiva al nuovo coronavirus.

coronavirus-rischio-ricaduta-
Scene da nuovo coronavirus: mascherine esaurite in un negozio in Giappone.

Si può avere una ricaduta da coronavirus? Le autorità della Prefettura di Osaka, in Giappone, hanno confermato il caso di una donna risultata positiva al nuovo coronavirus una seconda volta, dopo che un test aveva certificato una prima guarigione. La paziente, una donna sulla quarantina che lavorava come guida turistica in una compagnia di bus tour, aveva contratto il nuovo coronavirus alla fine di gennaio, ed era stata dimessa dall'ospedale in buone condizioni il 1 febbraio. Un test negativo il 6 febbraio aveva confermato la guarigione, ma il 26 febbraio la donna, che avvertiva mal di gola e dolori al petto, è risultata di nuovo positiva - il primo caso di presunta "ricaduta" in Giappone.
CHE COSA È ACCADUTO? Sul tipo di immunità sviluppata dai pazienti guariti da coronavirus esistono ancora pochi dati disponibili, e sull'interpretazione della vicenda si possono soltanto avanzare ipotesi. Secondo Philip Tierno, microbiologo della New York University's school, è possibile che il virus sia rimasto dormiente nell'organismo della paziente dando sintomi trascurabili, provocando poi un deciso peggioramento delle condizioni quando ha raggiunto i polmoni. In questo caso, l'accaduto riporterebbe a galla il problema dei test "falsi negativi" - la paziente, cioè, non era forse del tutto guarita al momento del secondo test del 6 febbraio.

Un'altra possibilità è che la donna sia stata contagiata una seconda volta: al momento non sappiamo se l'immunità sviluppata dai pazienti guariti dal nuovo coronavirus sia persistente - se una prima infezione superata garantisca, cioè, che non ci si possa ammalare una seconda volta.

Nei giorni scorsi in Cina era stata data notizia di due pazienti con nuovo coronavirus curati a Wuhan che avevano avuto una ricaduta, notizia che, dopo aver scatenato il panico generale, è stata smentita. Sempre in Cina sono stati riferiti casi di pazienti dimessi dopo un rigido protocollo di controlli, che giorni dopo l'uscita dall'ospedale risultavano di nuovo positivi al virus, o ne presentavano alcune tracce nelle feci. Questi pazienti sono ancora infettivi? Non si sa. Trattandosi di un virus completamente nuovo, che fino a pochi mesi fa soggiornava nei pipistrelli, persistono ancora incognite sul suo comportamento.
GUARITI. I criteri per la dimissione dei pazienti variano da Paese a Paese, e in Cina da provincia a provincia, ma in generale si richiedono almeno due test negativi di acido nucleico a distanza di un giorno, e nessun sintomo clinico (niente febbre, miglioramento delle condizioni respiratorie certificato dalla TAC). I pazienti dimessi rimangono in contatto con l'ospedale e possono essere testati di nuovo: è in queste circostanze che sono emerse le seconde positività.

Commenti

Post popolari in questo blog

Dengue, aumentano i casi in Italia: da dove arriva e perché sta crescendo il virus delle zanzare

Sono 500 i casi di Dengue confermati nel nostro Paese da gennaio 2024. Il maxi focolaio di Fano con oltre 100 contagi fa temere un'ulteriore diffusione.     Sangue in provetta L'aumento vertiginoso dei casi di  Dengue  – infezione trasmessa dalle zanzare del genere  Aedes , come la zanzara tigre – fa salire l'attenzione su una malattia che l'Oms aveva già inserito tra le  10 minacce per la salute globale  ancor prima dell'ondata epidemica attuale. I timori si alimentano anche in Italia, con il recente focolaio scoppiato a Fano, nelle Marche, che finora registras 102 casi accertati e altri dieci probabili.   Già il 2023 era stato un anno record, con oltre  6 milioni di contagi  e casi autoctoni registrati anche in zone, come l'Europa e l'Italia, in cui la malattia non è normalmente presente (ma è a volte diagnosticata nei viaggiatori provenienti da aree a rischio). Tuttavia, le cifre relative ai primi mesi del 2024 sono state capaci di sb...

Impiantato un cuore artificiale che funziona come i treni a levitazione magnetica maglev

  Un uomo ha vissuto per 8 giorni con un cuore artificiale che pompa sangue sfruttando la levitazione magnetica: è andato tutto bene e presto ripeteremo l'operazione su un altro paziente.     Il cuore artificiale totale (TAH) in titanio prodotto dall’azienda BiVACOR. Lo scorso luglio  è stato trapiantato per la prima volta   un cuore artificiale in titanio che funziona con la stessa tecnologia che fa correre sulle rotaie i  maglev , i treni superveloci a levitazione magnetica . Il TAH (acronimo che viene dall'inglese  total artificial heart ) è stato impiantato in Texas in un paziente statunitense di 58 anni in attesa di un cuore umano, e  l'ha tenuto in vita per otto giorni senza dare alcun effetto collaterale , finché il paziente stesso non è stato sottoposto a trapianto. Cuore sospeso.  Il cuore artificiale, grande quanto un pugno, non è sottoposto ad usura meccanica:  l'unica parte che si muove, infatti, è un piccolo rotore interno c...

Il legame (negativo) tra bevande zuccherate e malattie cardiovascolari

  Bere bevande zuccherate aumenta il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari: meglio concedersi un dolcetto ogni tanto.     Bevande zuccherate? Se ci tieni alla salute del tuo cuore, meglio di no. È meglio bere una bevanda zuccherata o mangiare un dolcetto? Stando a quanto scoperto da uno studio  pubblicato su  Frontiers in Public Health , la seconda. Analizzando l'impatto del consumo di zucchero sul rischio di soffrire di malattie cardiovascolari, i ricercatori hanno infatti scoperto che  bere bibite zuccherate aumenta il rischio di venire colpiti da ictus, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma . «La cosa più sorprendente è stata scoprire che diverse fonti di zucchero aggiunto hanno un impatto differente sul rischio di malattie cardiovascolari», commenta  Suzanne Janzi , una degli autori, sottolineando l'importanza di considerare non solo  quanto  zucchero consumiamo, ma anche  di che tipo . Lo studio.  ...